Fin
dalle origini la fortuna di Collalto nasce dalla
posizione privilegiata, a 1000 mt s.l.m. su di
un monte isolato, gode di una vista di 360 gradi.
Difficile stabilire con certezza le origini del borgo, intorno al X secolo d.C.
nasce su uno sperone di roccia una torre lignea d’avvistamento e intorno
a questa le prime case del borgo, costruite con una pietra locale ma abitate
solo saltuariamente. I primi abitanti di Collis Altus si insediarono in una zona
fuori dall’attuale borgo medievale : ovvero l’attuale zona cimiteriale,
per il semplice motivo che qui trovarono gli unici terreni coltivabili, necessari
al loro sostentamento.
Originariamente Collalto era denominato Castaldo dal nome del primo Barone, proprietario
di questo territorio, compreso nel sistema longobardo e dipendente dal Ducato
di Spoleto. Il borgo nasce quindi successivamente, quando i saraceni invasero
la valle del Turano e le popolazioni locali si ritirarono protette sui rilievi
montuosi circostanti.
Nell’XI secolo Collalto passò alle dipendenze dell’Abbazia
di Farfa, che decise di cedere il territorio ad un ramo dei conti dei Marsi,
con il solo obbligo di corrispondere annualmente un canone alla comunità dei
benedettini.
La vera evoluzione del paese comincia in questo periodo, i Marsi fecero di Collalto
un centro importante del loro dominio e lo incastellarono, da questo momento
il paese ospita nei primi nuclei del Palazzo Baronale i ‘Signori di Collalto’,
che furono prima i Rinaldo poi i Pandolfo e gli Oddone.
L’importanza strategica del luogo divenne famosa in seguito alle battaglie
di Benevento (1266) e Tagliacozzo (23 agosto 1268) in seguito alle quali vennero
stabiliti i confini tra Stato Pontificio e Regno di Napoli, Collalto era esattamente
sulla linea di questo confine. Venne allora costruita una nuova importante cinta
muraria, che racchiudeva tutto il borgo e si allargava verso la Valle del Turano.
L’anno 1335 segna una data importante per la storia del luogo, in quanto
il dominio dei primi Signori di Collalto assunse il titolo di Baronia, che rimase
tale fino ai tempi dell’occupazione francese degli stati della Chiesa.
Nel 1449 la Baronia di Collalto passò alla nobile famiglia romana dei
Savelli, e durante la loro reggenza, contro il loro strapotere, i collaltesi
si riunirono fondando la Magnifica Comunità di Collalto formata da un
consorzio di oltre 70 famiglie.
La Baronia di Collalto nel corso del ‘500 si espanse, arrivando a comprendere
i territori dei paesi limitrofi di Collegiove, Nespolo, Paganico, Ricetto e San
Lorenzo. A causa dei troppi debiti contratti per il mantenimento del Palazzo
Baronale e della Baronia, il Barone Cristoforo Savelli fu costretto a vendere
la proprietà al suocero : Roberto Strozzi, ricordato dalle fonti come
il primo vero ‘restauratore’ del castello di Collalto, il quale morì dopo
solamente quattro anni, non riuscendo a completare tutte le opere che aveva progettato.
Nel 1568 la baronia passò ad un altro nobile fiorentino: Alfonso Soderini,
il Palazzo venne ampliato e ci furono dei lavori anche all’interno della
Rocca,trasformata in fortezza d’artiglieria, con un volume da fuoco eccezionale
per l’epoca. In occasione del matrimonio tra suo figlio Nicola con una
dama della famiglia Mattei, venne costruita una chiesetta all’inizio del
paese : Santa Maria in valle Pinciona, in un luogo dove già sorgeva un’edicola
nella quale si venerava l’immagine della vergine in Trono con Bambino.
Collalto rimase proprietà Soderini fino al 1629, quando a Nicola, coperto
da debiti, la Camera Apostolica sequestrò tutti i terreni ed i beni della
Baronia assumendone l’amministrazione. Nel 1635 la Baronia venne messa
all’asta, il 23 maggio 1641, Giovan Battista Honorati di Iesi, la vinse
offrendo 102.000 scudi per conto del compratore, ovvero : il cardinale Francesco
Barberini, nipote del papa Urbano VIII .
Per due secoli la Baronia di Collalto rimase proprietà dei Barberini,
passando ai primi del ‘700 al ramo dei Barberini Principi di Palestrina,
che intrapresero importanti ed ancor oggi visibili lavori di ristrutturazione
e costruzioni ex novo, all’interno del Palazzo e della Fortezza.
Nel 1798 l’Impero napoleonico portò a Collalto una truppa di soldati
francesi, con l’ordine scritto e firmato dal principe Barberini di consegnare
loro la Fortezza. L’occupazione fece di Collalto una “commune” dalla
quale dipendevano come frazioni anche gli altri centri della Baronia. L’11
aprile del 1803 la guarnigione sgombrò la fortezza ma prima della ritirata
depredarono il Palazzo e le case del borgo. Ogni diritto feudale era decaduto,
Collalto nel 1817, con il definitivo riordinamento dell’assetto territoriale
della delegazione di Rieti veniva considerato ‘luogo baronale’ del
distretto di Rieti, così il barone Principe Barberini, rinunciò ai
suoi diritti sul castello e sulla baronia, e nel 1858 si disfece della proprietà.
Nello stesso anno il castello venne acquistato dal conte polacco Corvin Prendowski
,un discendente del Re d’Ungheria Mattia Corvino, ed amico dei Medici.
Restaurarono il castello, distrutto e saccheggiato, forzando lo stile autoctono
medievale in uno proprio dei castelli del nord, conferendogli una strana atmosfera
fiabesca. Il 3 febbraio del 1861 Collalto venne saccheggiata dai briganti, ovvero
un gruppo di soldati borbonici al comando di Francesco Luvarà ex colonnello
dell’esercito regolare del Regno di Napoli, e dal famoso brigante Chiavone
,originario di Sora.
Alla morte del conte Prendowski il castello passò in eredità al
fratello della moglie : il marchese Giuseppe Cavalletti, che non essendo sposato
stipulò un vitalizio con un capitano dei Carabinieri : Ottavio Giorgi,
personaggio famoso prima per essersi distinto durante i combattimenti della Prima
Grande Guerra poi grazie a dei concorsi ippici. Giorgi aveva sposato una ricca
ereditiera americana : Claire Montfort, dalla quale ebbe due figli: Diana e Piero.
Restaurarono il castello apportandovi solo delle piccole modifiche, nel periodo
antecedente la seconda Guerra Mondiale furono ospiti nel castello di Collalto
personalità come il principe di Savoia; il trasvolatore del polo Nord
Generale Nobile; l’attore Ettore Petrolini ed il pittore danese Gustave
Andersen.
Piero Giorgi-Montfort erede di Ottavio, morto nel 1988, lasciò il castello
in eredità alla sorella Diana che nello stesso anno lo vende alla Società Quattrostelle,
ovvero all’ingegnere Massimo Rinaldi e figli. L’ingegnere, figlio
di una Latini, nobile famiglia di Collalto, è progettista elettronico
nel corso degli anni 60 del ‘900 ha progettato e realizzato come primo
nel mondo, una calcolatrice completamente elettronica. Dal 1988 al 1994 il Castello è stato
completamente restaurato nella parte del Palazzo Baronale, per poter essere effettuate
tutte quelle modifiche necessarie a renderlo, secondo il progetto dell’ingegnere,
un centro convegni.